giovedì, 03 aprile 2008

Il mio momento di assoluto relax e svuotamento di cervello è la sera tra le ore 19.30 e le 20.30.
Il tutto coadiuvato - vergogna! vergogna! - dalla tv.

Perché a quell'ora Italia uno passa Futurama e i Simpson.

Non avevo fatto caso però che Futurama è sponsorizzato dalle cucine Berloni.

"Pfui" ho pensato "Certo che ogni tanto questi pubblicitari fanno certi buchi nell'acqua...
No dico: chi è che acquista una cucina? Una donna che si sta per sposare, soprattutto.
Una che sta mettendo su casa.

Ti pare adesso questo un programma adatto ad una così?
Ti pare che una che ha l'età per mettere su casa guarda Futurama?
Una che c'avrà...
diciamo...
più o meno...
TRENT'ANNI?"

......................................................................................................
(silenzio preoccupante)....................................................................
......................................................................................................

mercoledì, 05 marzo 2008

...oltre a tenersi per mano e guardare lontano, la felicità può essere anche una piccola, piccolissima valutazione sulla tua persona...

rulli di tamburi
alleluja alleluja
laudate dominum

oggi è un gran giorno di giubilo perché:

Mi hanno dato 22 anni

Gloria! Gloria!
paraparaparapà paraparaparapà
in eeee-xcelsiiiiiiis Deoooooo

(da piccola cantavo nel coro della scuola - di suore.
O almeno mi scelsero fra i soprano.
Rifiutai: neanche la gloria poteva sopperire alla mancanza di sonno.
Avrei dovuto alzarmi alle 7.00 tutte le domeniche...)

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giovedì, 14 febbraio 2008

Ovvero: se sei precario e vuoi un prestito iscriviti all'Actor Studio e poi inscena un pianto al limite della crisi isterica

"Per fare il tavolo ci vuole il legno.
Per fare il legno ci vuiole l'albero."

Così ci cantavano da bambini. Forse per prepararci al fatto che un giorno avremmo scoperto che "Per fare i soldi, ci vogliono i soldi".

Come ormai tutti sapete, l'Almost si è trasferita nella pianura Padana, alla ricerca di nuove avventure, ma soprattutto di reltà lavorative più soddisfacenti.
P
er realizzare questa sua nuova bizzarra idea, l'almost ha chiesto un prestito.
Uno... Diciamo mille!

Regola nr°1
Questo è il rapporto: se sei un precario e vuoi ottenere un prestito, fa almeno una
cinquantina di richieste a banche, finanziarie ecc

Appendice alla regola nr°1
Appena fatte le tua richieste, giungi le mani e prega un Santo o una Divinità a scelta

L'almost si reca fiduciosa - quanta fiducia malriposta a questo mondo - presso l'agenzia della banca in cui è correntista da circa 8 anni. D'accordo: non camperanno con me, ma sono pur sempre una cliente fedele, mai andata in rosso e che per di più gli ha portato nuovi clienti.

La mia banca (è differente) è una delle tante che reclamizzano la facilità con la quale vengano concessi prestiti e mutui ai lavoratori precari.

Come voi di certo sapete, siamo tutti schedati.
Alla richiesta dell'almost il direttore (per altro molto gentile a voler essere onesti) apre
la scheda della soggetta in questione sul suo pc.

Splendido: risultavo come un essere qualcosa di simile ad un cattivo pagatore. Senza aver mai mancato una rata, né essere mai andata in rosso.

"E' un errore della banca. E' successo con le carte di credito"
Bene. L'errore è della banca, ma il problema è mio.
Con 3 anni di contratti precari in una grande azienda, mi rifiutano il prestito perché - oltre alla magagna della carta di credito -
il mio profilo è troppo basso. Sono troppo giovane.
Certo: lavoro da 10 anni, di cui 5 in nero...

"Ma non ha qualcuno che possa garantire per lei?"
Certo: con uno stipendio vado a chiedere a mia madre se mi garantisce con la casa...

Su consiglio del direttore (?!) comincio il pellegrinaggio per le varie società finanziarie.

Pellegrinaggio breve, perché...

Regola nr° 2
Quando hai una richiesta aperta e in attesa con una finanziaria, le altre ti cacceranno
cordialmente via dai loro uffici

Appendice alla regola nr°2
Quando la tua pratica si sarà conclusa - con un no, ovvio - sarà dura ottenere qualcosa
dalle altre

Morale della favola: avevo chiesto 10.000 euro da restituire in 5 anni.
Il mio basso profilo mi ha permesso di ottenere in estremis 5.000 da restituire in 2 anni
(1.200 euro di interessi, per gradire).

La rata mensile è di 263 euro.
Adesso farò come la blogger precaria Dania: metterò la possibilità di finanziarmi tramite P
aypal.

Presto venderò la mia identità sul blog: metterò all'asta pezzi delle mie foto.
Prima un occhio, poi il naso (quello lo vendo al chilo che mi conviene), poi una gamba...
Costruisci la tua almost!

La dignità la venderò per ultima. A prezzo di svendita...

martedì, 11 settembre 2007

E' da un po', notavo, che non mi cimento più nel fornire ai nati negli anni 70, miei compagni di sventura, pagine della guida di sopravvivenza per trentenni.
Voglio dire... Non è che serva a nulla, lo so.
Ma come si dice: mal comune...

A 28 anni mi sono trovata a dover far rientrare un appartamento di 65 metri quadri in una stanza di 16. Dopo una convivenza finita, ho dovuto fare i conti con la mancanza cronica di spazio.

I cassetti esplodono, la scrivania straripa e mi sto sfasciando le rotule a forza di fare pressione sulle ante per chiudere l’armadio.
Appunti universitari, documenti, fogliacci della banca (latori di funeere notizie), carte di lavoro.
Accanto alle mie mutande, nel guardaroba, c’è l’intero assortimento di un punto vendita Buffetti di medie dimensioni.

La vita del trentenne a casa dei genitori si può definire in una sola parola: compressa.
La mia vita al momento è compressa (oltre che complessa).

Sotto al letto, da ragazzina, tenevo quella che chiamavo la “scatola dei ricordi”. Un contenitore in plastica di medie dimensioni dentro cui avevo stipato lettere, ciondoli e pezzetti di carta apparentemente insignificanti ma, per me, di inestimabile valore.

Adesso la scatola ha triplicato le sue dimensioni e ha finito col fare compagnia ad un servizio di piatti, un vaso, delle lenzuola e dei quadri che io e il mio ex convivente tenevamo in casa.
Ringraziando il cielo i mobili del mio ex appartamento sono stati equamente spartiti tra tutto il parentado: mia nonna s’è presa il divano del salotto. Strano che se lo sia accattato e che non le sia venuto il dubbio che su quel divano di giovani piccioncini possa essere successo qualcosa di inenarrabile. Probabilmente l’idea non le ha nemmeno sfiorato il cervello:
altrimenti avrebbe già chiamato la disinfestazione e il prete per farlo benedire.

Che tu abbia provato a costruirti una vita fuori casa o meno, ti sentirai sempre e comunque in uno stato di compressione. Le cose, le idee, i sentimenti, ti sembreranno troppo stretti nella tua stanza dove, sul muro, si intravedono ancora i segni delle puntine che tenevano su il poster di Madonna.

I “grandi” – così li definiamo ancora, senza renderci conto che i grandi siamo noi – ci accusano di “non volercene andare”. Di voler restare a casa, perché è comodo tornare la sera e trovare il sugo pronto.

Credetemi: ho fatto ambedue le vite. Mi svegliavo alle sei e mezzo per stirare e rassettare la cucina prima di andare a lavorare. Ed ero felice di andare a fare la spesa. Non c’era sugo di mamma che potesse ripagarmi per questa faticosa libertà appena conquistata.

Potrà sembrarvi assurdo, ma
anche la spesa al supermercato è un momento di affermazione della propria indipendenza e libertà di scelta. Un lusso per molti miei coetanei.

E poi in commercio c’è una varietà di condimenti e piatti pronti da far paura. Perciò il
discorso del sugo di mammà non regge.
Altrimenti questo sarebbe il prezzo della libertà: 2.99 euro in offerta prova. Come le zuppe surgelate.

La verità, in realtà, è una notizia trita e ritrita, che galleggia da anni sulle pagine dei giornali evidente, eppure, invisibile.
La verità è che vorremmo e proprio non possiamo.

Nella città in cui vivo io, pagarsi l’affitto da soli è impensabile. Perfino per un plurilaureato.

Secondo me presto ci sarà un’inversione di tendenza: torneremo ai tempi in cui
ci si sposava per andarsene di casa.

Anzi se qualcuno volesse farsi avanti, ho delle ottime referenze come casalinga – lavoratrice........

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venerdì, 27 luglio 2007

Ed ecco a voi.... rullo di tamburi... LA RADIO INTERVISTA DELL'ALMOST

So che sareste campati benissimo anche senza, e ci mancherebbe...

Mi perdoneranno quelli di Radiotime se ho tagliato qualche secondo. Ma d'altronde c'erano il mio cognome e il posto dove lavoro... quindi voi capirete, nevvero?

 

 

Ps. per il mio ex... ehm... si scherza suvvia! Lo sai che a me la battuta piace... lo sai il bene che ti voglio!

mercoledì, 14 febbraio 2007

p.s. - pre scriptum - prima di leggere questo post mettete su la famosa colonna sonora de "il tempo delle mele" se ce lo avete. Sennò scaricatevela, tanto lo so che siete tutti degli eccezionali pirati informatici.

Anche questo carnevale ho fatto la mia discreta figura da buffona.
Con l'immancabile travestimento "home-made", mi sono recata ad una festa in maschera.
La Almost si è messa due piume in testa e si è immersa nella bell'epoque tramutandosi in una ballerina di can can in rosa e nero (tra l'altro sono il mago della maschera home-made last minute. Se vi servisse, chiedete pure.)

La simpatica variazione sul tema di quest'anno, però, era il fatto che la festa non fosse in un locale, ma nella casa appena fuori città di un amico, dell'amico, dell'amico...

Una quarantina di almost30 tutti mascherati. Addirittura c'è stato un genio del male che con sacchetto di patatine e vastaglia rossa (emulando la pubblicità delle patatine amica chips) si è mascherato da Rocco Siffredi. E che gli volete dire? Un genio!

Una festa in casa come non ne facevo da anni. Mega Buffet, amici che si improvvisavano animatori, giochi, ricchi premi e cotillons, cocktails fai da te, musica e... i LENTI!
Sì avete capito bene: quella musica strana, che ti invita a ballare adagio adagio guancia a guancia.
Dite la verità? Quant'è che non provate l'emozione di ballare un lento?

Manco a dirlo la nostra Almost era incollata al buffet. Non ho ballato un tenero lento, ho fatto qualcosa di più tenero: ho spiato 15 coppie di quasi trentenni che si rimorchiavano e approcciavano l'un l'altro come i tredicenni de "Il tempo delle mele". 
Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare...
Trentenni pomicioni nascosti nell'antro buio di una cucina.
Dottori nascosti, sotto i cappotti poggiati sul letto, scambiarsi effusioni.
Avvocati in giardino che fanno naso naso con una nuova, romantica conquista.

Bello. Romantico. Inaspettato.

E' stato allora che mi son detta: quando è finito il tempo delle mele?
Probabilmente quando, tentando di arrivare al nocciolo (che ci pareva il clou della questione), ci siamo mangiati tutto morso dopo morso.
C'è chi ha trovato degli insignificanti semini e li ha sputati qua e la, c'è chi ha beccato un enorme nocciolo di pesca, chi una piccola pallina come quelle delle ciliege.

Il punto è che siamo arrivati alla fine del tempo delle mele (non possiamo neanche più dire che "siamo alla frutta").
Ora è il tempo dei torsoli.

lunedì, 05 febbraio 2007

Naturalmente con la fine dello stage non termina l’espiazione della vostre colpe.
Come ai tempi dell’inquisizione, vengono praticati vari tipi di tortura al fine di far confessare al malcapitato “Sì, mi va bene essere precario!”

Simpatico siparietto
Personaggi e interpreti:
Lavoratore precario affetto da allucinazioni di tipo mistico
San Giuseppe – protettore dei lavoratori

Precario: Oh, Santo Giuseppe dimmi tu… che peccato ho commesso per meritare questo lavoro di cui subisco i difetti e non godo i pregi?
San Giuseppe: Eh figliolo mio, avete votato chi vi prometteva la pensione a 40 anni? E ora queste pensioni qualcuno l’ha dda pagà. E scusa ragazzio mio ma lo sai che nun è cattiveria… o prima o dopo gli errori si pagano.
Precario: Ho capito San Giuseppe mio, ma io che ho votato se all’epoca facevo la seconda elementare…
San Giuseppe: E allora tesoro mio, ve siete magnati tutto di corsa com’è arrivato il benessere? Ve siete fatti 3 televisori, lavatrice e lavastoviglie? Mo’ tocca un po’ tirà la cinghia?
Precario: Santo mio bello protettore, quello che dici sarà pure giusto. Ma io il massimo che me so comprato è uno stereo usato più de questo…
San Giuseppe: Figlio’ allora ‘o sai che d’è? E’ che magara metà dello stipendio tuo se ne va in contributi e tu che sei giovane li voresti subito…
Precario: Contributi? Che l’è sta roba San Giuse’…
San Giuseppe: Aspetta, aspetta? Ma scusa tanto sa’ ma te in che anno sei nato?
Precario: 1976
San Giuseppe: Ah, e scusa ni’ sai che d’è dopo 2000 anni de sto lavoro ogni tanto perdo colpi. Tu sei un precario, vero?
Precario: Sì, sì…
San Giuseppe: Ecco allora se spiega tesoro mio. Io so’ il patrono dei lavoratori. Tu ti si sbajato visione. Aspetta che mo’ te chiamo la patrona tua… Ritaaaaaa! Santa Ritaaaaa??? Riti’, qua ce sta un povero giovine che te cerca….
Precario: Santa Rita?
San Giuseppe: Sì, leggi qui: patrona delle donne maritate infelicemente ma, sopratttutto, dei casi disperati. 22 Maggio… Ritaaaaa?
Fine simpatico siparietto

Co co co
 (N.b. Tale forma di tortura è ormai caduta in disuso)
T’hanno preso per la gallina dalle uova d’oro e ti fanno pure il verso: "co cocococo cooooo…"
E tu sei ancora convinto che significhi collaborazione coordinata e continuativa? Scusate ma per capire che era una presa per i fondelli c’era lì, chiaro chiaro, un indizio alla luce del sole. In italiano collaborazione coordinata e continuativa… che cacchio vuol dire???

Co co pro
Il "pro" è in realtà un pernacchio. Prrrrrrrrro. Quello che vi fa il vostro datore di lavoro non appena avete firmato il contratto e vi siete allontanati dalla porta del suo ufficio. Appena non potete più sentirlo, lui fa una bella pernacchia alla faccia vostra e poi si sganascia dalle risate…


T.D.:
T.D. non sta per Tempo Determinato, ma per Torquemada Docet… Come il celebre torturatore dell'inquisizione spagnola, i vostri superiori si divertiranno a distruggervi con torture mentali varie. Come quella, ad esempio, di farvi godere dei diritti e privilegi di un lavoratore a tempo indeterminato a cui però scade il contratto ogni anno (per i più fortunati). Scopo del gioco è non far capire al malcapitato quando e se questo contratto gli verrà rinnovato...  Una goduria per i più sadici!

Partita iva
La mia preferita.
La forma di tortura più raffinata perpretata al giovane lavoratore del 21 secolo.
Ti passa sotto il naso una bella somma di denaro.
Alla quale sottrai l’iva.
Alla quale sottrai l’inps.
Alla quale sottrai le tasse.
Alla quale sottrai la parcella del commercialista.
Alla quale sottrai il costo del panino a pranzo perché  il lavoratore dipendente ha la mensa gratis o i buoni pasto, siccome tu sei un libero professionista e quindi guadagni, cacchio, puoi pagartelo da solo. Ciò che resta è il 50 per cento di ciò che ti è passato sotto il naso. Se non è sadismo questo…

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giovedì, 01 febbraio 2007

Siccome che Almoste è 'na perzoncina de parola ha scritto nel poste de prima "tu bi continued" e infatti continua...

(Messaggio di servizio: intanto, date le numerose adesioni raccolte scopo cortometraggio, Almost e Arashi stanno per partorire qualche idea malata. Speriamo che il loro poco tempo libero glielo impedisca. Se qualcuno di voi però è interessato non cessi di manifestarlo. Specie se ce capisce qualcosa di cortometraggi...)

STAGE ARREDAMENTO UFFICI
Sei uno stagista e ti aggiri per l’ufficio chiedendoti da settimane come sei finito qui? Bene (bene?). Lo stage arredamento uffici è proprio la disgrazia che ti è capitata.
Ricordi che prima di varcare la soglia di questo posto tutti i giorni, qualcuno ti aveva fatto fare un regolare colloquio dove una signora molto formale e seria aveva valutato con attenzione e freddezza il tuo curriculum?
Ora sei in balia degli eventi: non hai una scrivania, non hai un compito bene preciso, e solo il 10% del personale conosce il tuo nome.
Ecco perché lo chiamo stage arredamento: esisti solo in virtù del fatto che occupi metri quadri e quindi hai la stessa funzione dell’arredo, più o meno.
Ma tra te e un comò dell’Ikea hanno scelto te perché almeno non ti dovevano assemblare…

STAGE GRANFILDEPUTT
Come nello stage arredo uffici non conti granché. Ma se, mentre in quel caso non hai una scrivania perché nessuno te l’ha data, in questo caso non ce l’hai perché tanto non avresti il tempo di occuparla.
Fotocopie, fax, spedizione di valanghe di email, sistemazione archivi e rubriche, trasporto caffè e cornetti, telefono, apertura porta, trasporto documenti da una stanza all’altra… queste sono le attività che si susseguono incessantemente nella tua vita tutto il giorno.
Un paio di volte hai parlato col capo, figuro che ricorda tanto il "gran fil de put duca conte ingegnere Cobram" di Fantozzi, il quale ti ha detto poche parole, ma vigorose, su come ai tempi suoi si sfacchinava per arrivare ad avere successo. Così come ha fatto lui.
Sarà.
Fatto sta che dai cimeli di famiglia (stemmi vari) esposti nel suo ufficio ti rendi conto che probabilmente lui in vita sua non ha mai avuto bisogno di lavorare. Però credi a quelle parole, hai bisogno di credere a quelle parole.
Così continui a dimostrare a tutti il tuo perverso e autolesionistico stacanovismo nella convinzione che ti porterà a qualcosa.
Qualcosa che però non ti aspettavi fosse una stretta di mano ed un arrivederci…

SUPER STAGE
Ti offrono uno stage.
In una grande azienda.
Che emozione!
Una grande occasione per entrare in contatto con un ambiente lavorativo ad alto livello e competitivo.
Ho capito: in cambio ti hanno chiesto laurea specialistica entro i 22 anni, 110 e lode con tesi sperimentale, francese, inglese, spagnolo, tedesco e cinese fluenti, conoscenza dei sistemi operativi Windows 98/2000/me/xp/pipì/tutù/lalà, linguaggi di programmazione, tesserino da pubblicista, ottima presenza, buone competenze di grafica, patente a b c d e  pedigree di razza…..
Sei ancora convinto che dei due sia stato tu a fare l’affarone?

STAGE DA ELETTRICISTA
Ci sono tanti mestieri per cui mi sono chiesta più e più volte a cosa servisse uno stage.
Operatori call center, segretaria, centralinista… addirittura una volta trovai uno stabilimento balneare che, vi giuro, cercava stagisti (per aprire gli ombrelloni?).
Non che i sopraccitati mestieri siano semplici da svolgere
Ma una volta, questo periodo in cui si imparava, si chiamava apprendistato o periodo di prova. E veniva retribuito.

STAGE CON PRECEDENTE ESPERIENZA DI STAGE

Simpatico siparietto
Selezionatore: “Oh, sì… vedo che lei ha fatto un soggiorno all’estero di 4 mesi e l’Erasmus. Quindi lingue…”
Aspirante schiavo: (sorride) Sì, parlo lo spagnolo e l’inglese correttamente
Selezionatore: “Laureando con la media del 29… bene, bene…”
Aspirante schiavo: (quasi timido) Be’… sì. Dovrei laurearmi l’anno prossimo.
Selezionatore: (stupito) Ah! Ma non vedo altre esperienze di stage sul suo C.V.
a.S.: (non proferisce verbo e i suoi occhi assumono la forma ad x tipica dei manga giapponesi…)
Fine simpatico siparietto

Anni fa trovai un annuncio per stagisti in una società di comunicazione: “No rimborso spese. Richiesta precedente esperienza di stage”. In un impeto di rabbia buttai il giornale.
Ancora oggi me ne pento. Avrei potuto incorniciarmelo per farmi due risate nei giorni bui.

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lunedì, 29 gennaio 2007

Ho un sogno che mi tormenta da anni. Fellini tramutava in film i sogni che faceva. Siccome io non sono megalomane e penso in piccolo del mio sogno volevo fare un cortometraggio. Magari uno sputazzo di spot.
Da quando ho assistito alla nascita del sito "Sportello Stage", la prima cosa che si è insinuata fra me e la visione di cotanta scritta è stata una enorme “lettera scarlatta”. No, non la A di adultera come nel romanzo. Ma la “R”.
E così ho pensato “Prima o poi scriverò un corto dal titolo Sportello StRage”.

Una cosa molto
pulp.

Tipo “un giorno di ordinaria follia”
con Michael Douglas. (Si vede che ho appena finito di leggere Bukowski, eh?)
Immagino questo tizio che fa il giro delle agenzie di collocamento dove gli propongono solo stage, stage, stage o un impiego malamente retribuito in un call center. Alla fine il soggetto, divenuto sociopatico e schizoide, fa fuori mezza Adecco con un fucile a canne mozze. (sì, mi piacciono le commedie rosa…)
Ora: un corto non lo potrò fare e allora ripiegherò sul mio blog... (se qualcuno vuole farne un corto invece mi contattasse che me la cavicchio a scrivere sceneggiature... vota antonio vota antonio vota antonio... )

Dello stage esistono diverse varianti, come dell’aviaria.
Tra l’altro… di base sarebbe anche "sano". Ma, ahimé, si è scisso in varianti patologiche a volte poco curabili.
E’ come per i vaccini.
Tu prendi un virus, un elemento dannoso, un agente patogeno e lo isoli. Poi lo rendi innocuo, anzi lo fai diventare antido, e lo inoculi nella gente per preservarli dalla tal malattia.
Al contrario, nello stage, prendi una pratica potenzialmente molto utile, la isoli, la studi, ne scopri le parti più vantaggiose e proficue per le aziende e ci articoli sopra uno “Stage”. E poi lo somministri ad una generazione di speranzosi, ingenui laureati per fare una stRage, appunto

STAGE A ROTAZIONE
Da Wikipedia:
La rotazione delle colture è una tecnica colturale in agricoltura.
Costituisce un importante elemento per mantenere e/o migliorare la fertilità dei suoli. Si parla di rotazione delle colture quando coltivazioni diverse si succedono in un ordine definito sul medesimo terreno.

Come nella coltivazione a rotazione, gli stagisti vengono presi a catena uno dietro l’altro. Per smaltire un po’ di lavoro scomodo all’interno dell’azienda. Ovviamente non ne viene mai assunto neanche mezzo.

STAGE TRASFORMISTA
“Prestigiosa azienda seleziona stagaire per esperienza in area marketing e vendite. Lo stagaire verrà inserito nel settore sviluppo e vendite dell’azienda al fine di apprendere… bla bla bla”
Mmmmh. Sembra una proposta allettante. Ma non temere: cambierà d’aspetto più velocemente di Arturo Brachetti.
Ti attaccheranno ad un telefono per scoprire se hai l’unica capacità che al momento consente di trovare un lavoro: VENDERE!
E dimentica i tuoi sogni di gloria di finire a lavorare nel grande marketing modello yuppies anni ‘80

STAGE DA CUBISTA
Di questa, ve lo giuro, ho esperienza diretta.
Assunta come stagista a lavorare per quasi un anno presso un media (per la serie manteniamo l’anonimato), praticamente ero al settimo cielo. Dopo un corso di 5 mesi io e altre 6 colleghe avevamo vinto questo tanto agognato stage.
Passati tre mesi il vice capo mi fa:
“Be’ sì, vi abbiamo prese anche per la bravura tu e la tua collega.”
Anche… perché anche?
“Anche il fatto che eravate piacevoli allo sguardo ha giocato il suo ruolo. In un ufficio di soli uomini ci sembrava che prendere due stagiste come voi potesse dare ai ragazzi un incentivo per venire a lavoro”
La mia risposta fu “Be’ a saperlo prima mi facevo assumere come animatrice turistica alle Maldive così mi abbronzavo, imparavo qualche lingua e mi pagavano”. Ho evitato accuratamente per giorni di passare di fronte alla porta del vice-capo…

To be continued...

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lunedì, 22 gennaio 2007

Se gli amici fanno domande è cortesia rispondere, o no?
L'altro giorno ero sul blog di
cannocchiale a moneta, il quale si poneva i seguenti questiti esistenziali:

"- ma come fa una coppia di giovani a comprarsi una merda di casa in questa città  (Roma)?
- ma come fanno tutti i precari, lavoratori a progetto ecc. ad avere una prospettiva di vita in questa città?
- ma dove sta andando la nostra merdosa di società?"

Spero che molti di voi si siano sintonizzati ieri sera su raiuno per vedere lo speciale del tg1 dedicato a chi vive con 1000 euro al mese. Triste e realista.

A meno che tu non abbia avuto due genitori ricchi o parsimoniosi che ti hanno comprato casa.
A meno che tu non abbia vecchi parenti di cui sei l'erede universale.
A meno che tu non abbia deciso di prostituirti o di far fuori il vecchio nonno proprietario di unacameraecucinaconbalcone.
Questo post è per te, caro amico Almost30...

Come fa un coppia?
Questo è quello che ho risposto a cannocchiale sul suo blog:

Suddetta coppia tenta l'affitto.
Anche per collaudare la convivenza.
Ma poi si accorge che è una perdita di soldi e che così non potrà mai acquistarlo l'appartemento in questione.

Allora torna a casa da mammà.

Ma poi, che ci volete fare, c'è anche gente in giro che ha l'ostinata pretesa (pensate un po'?!) di voler comprare una casa dopo i 30anni.

Tenta il mutuo di una casa già costruita.
Ma il tentativo non arriva a buon fine perchè al massimo si può permettere una camera e cucina e, a meno di non riccorrere alla sterilizzazione o di far dormire il figlio nel secchio per la raccolta differenziata, suddetto appartamento non va bene.
Sempre premesso che si tratta solitamente di un mutuo per precari.

Simpatico siparietto nr2 "Blog Show©"
Precario: "Buongiorno io sono un precario. Volevo alcune informazioni riguardanti i mutui adatti alla mia condizione lavorativa"
Bancario (parlando in una lingua sconosciuta): "Prego si accomodi: abbiamo molte e vantaggiose soluzioni da proporle" (traduzione: si segga che adesso le farò capire quanto misera sia la sua condizione. E dopo averla abbondantemente presa per il culo le proporrò anche di indebitarsi a vita per un cesso con angolo cottura)
Precario: grazie mi siedo qui?
Bancario: Faccia pure (trad: qui o lì non ha importanza. Essenziale è che invece lei assuma la posizione che richiede la situazione: pigrecomezzi = 90 gradi)
Precario: (speranzoso) Bene mi dica...
Bancario: (con aria sicura e usando penna e depliant per ipnotizzare il malcapitato) Allora il tasso è XXXXX può saltare le rate da qui a qui se per un periodo non lavora. Il tetto massimo di copertura è di 200.000 euro. (Trad: Ti conviene trasferirti a RoccaCannuccia se non vuoi passare il resto della tua vita in un monolocale. Inoltre ti facciamo saltare le rate sì... c'è solo una piccolissima spesa di assicurazione per coprire eventuali buchi. Facciamo che ci dà un rene a garanzia? E su: non faccia quella faccia. Ne ha due di reni o no?)
Precario: (dubbioso) Mmm, ah... bene... ci penserò...
Bancario (dimenando la penna come fosse un pendolo e imitando Jucas Casella): Leggi bene il modulo, guarda la penna. Sei un precario non c'è molto altro che tu possa fare. Pian piano che senti le mie parole ti sentirai sempre più stanco, gli occhi ti si chiuderanno. Uscirai da questa banca solo quando te lo dirò io... quando te lo dirò io.
Precario: (in stato di ipnosi firma)

Fine del simpatico sipariettio nr 2 "Blog Show©"

Se però riesce a sfuggire alle doti ipnotiche di suddetto bancario non riuscirà a sfuggire al fascino di una casa appena costruita o, peggio ancora, di una,più vantaggiosa, ancora in costruzione.
Un sogno che prenderà corpo pian piano... grazie anche ai suoi soldi (che lui ovviamente non ha).
Ricorre quindi alla quota in coperativa per un appartamento praticamente sotto i piloni del raccordo.
290.000 EURI (molto più di mezzo miliardo delle vecchie affidabili lire)
per camera cameretta salottino cucina cessetto e giardinetto.
Sempre sperando che la coperativa non fallisca o che, peggio ancora, non sia una delle molteplici coperture di Giggi o' mariuolo, passerà gran parte della sua vita bloccato nel traffico, ma avrà una casa di proprietà.

Passeranno gli anni.
Niente più vacanze, c'è il mutuo.
Niente pizza, cinema o teatro, c'è il mutuo.
Niente shopping, c'è il mutuo.

E il sabato mattina "Mutuo-Man" si consolerà tagliando sorridendo l'erba del praticello. Più che altro, però, il suo sorriso sarà dovuto ai fumi tossici provenienti dalla vicina superstrada, che avranno su di lui (e per sua fortuna) gli effetti di una decina di cannoni di marijuana pura.

"Quant'è bella giovinezza che si fugge tutta via chi vuol esser lieto sia del doman non v'è certezza..."

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